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Pubblicazione del nuovo romanzo "Il purificatore"
Un'estrema unzione nella notte. Un vecchio confessa al sacerdote di aver ucciso molte volte e poi muore. Inizia il travaglio di Don Mario. Che fare? Avvisare i superiori? La polizia? Oppure mantenere il silenzio che ordina il segreto confessionale?
Tornano i personaggi di Maurizio Vivaldi, investigatore privato alle prese con delle ragazze scomparse ed Alessandro Meucci, poliziotto con le sue contraddizioni professionali ed un’ indagine paradossale da affrontare.
Un giallo intimista che svela non solo l’intricato mondo investigativo dei nostri giorni, ma anche la storia di una vera e grande amicizia.
Don Mario si guardò attorno ancora per qualche attimo, come sperduto.
Il freddo era intenso e per le strade non c’era anima viva. Fece un lungo respiro e poi bussò la porta con tocco deciso.
Questa si aprì subito. Lo stavano aspettando.
Nessuno gli chiese nulla. Fu fatto entrare con estrema cortesia ed indirizzato al piano superiore. Alcune anziane donne in velo, pregavano nel salone, mentre, un paio d’uomini ben vestiti, fumavano seduti nelle poltroncine dell’ingresso.
Salendo la scala il Don, osservò i quadri.
Erano strani. Belli ma, strani. Inquietanti.
Rappresentazioni d’orrori. Spaventosi mostri e animali deformi. Volti umani che urlavano il loro dolore.
Sentì come un brivido attraversargli la schiena.
Si scosse nel cappotto.
Al primo piano una signora anziana gli si avvicinò baciandogli la mano.
Il sacerdote si ritrasse come smarrito. Non era abituato a simili smancerie.
La porta della camera da letto gli fu aperta.
Il morente era lì.
Una scena vista e rivista all’infinito.
Chiese di restare solo e richiuse la porta dietro di sé.
Si avvicinò con calma al letto e poggiò la sua borsa sulla sedia vicino al comodino.
N’estrasse la Bibbia, la stola funeraria di colore viola, l’acqua benedetta con l’aspersorio, la croce senza l’asta e l’olio santo.
Nel fare questo osservò il malato.
Era un uomo anziano e molto magro. Austero e fermo.
Si guardarono a lungo in silenzio.
C’era uno strano odore dolciastro tutto intorno.
Don Mario si avvicinò ancor più al capezzale ed iniziò con il cerimoniale del sacramento dell’estrema unzione.
Iniziò a pregare poi, presa una mano al morente, la strinse.
Era fredda e rinsecchita.
“Riesce a sentirmi?” sussurrò paziente.
“Si…” rispose il vecchio con un filo di voce.
“Qual è il suo nome?”
“Non ha importanza ora…” ed inspirò come cercare nuovo ossigeno per i suoi polmoni ormai troppo lontani.
“Padre… io ho molto peccato…”
Regia della rappresentazione teatrale
"nuvolescure in jazz"
(clicca quì)